Wired è una rivista che leggo volentieri. Giovane, al passo con le nuove tendenze e le nuove tecnologie e con uno sguardo rivolto al futuro. Non mi trovo sempre concorde con ciò che leggo, eppure è scritto in maniera non faziosa e aperta al dialogo.
Internet è un mezzo di comunicazione e di aggregazione sociale potentissimo. Unisce, supera barriere e ideologie; ma, come ogni mezzo, l’utilizzo viene dato da chi è dietro lo schermo. Per cui, è altrettanto vero che Internet separa, impone barriere, impone ideologie.
Sono molti gli esempi, dall’Iran alla Cina, in cui la rete ricopre un ruolo di primaria importanza per la lotta per la Libertà. Ed è altrettanto vero che chi è contro la Libertà utilizza lo stesso mezzo per limitarla, per sopprimerla, per punire chi ha scritto o mostrato qualcosa di troppo al mondo.
Abbiamo visto tutti ciò che è accaduto dopo l’aggressione al Presidente del Consiglio: la nascita indiscriminata di gruppi inneggianti l’odio e la violenza. Perché se è vero che grazie alla rete viene preservata la Libertà in tante situazioni, molti individui travisano la parola “libertà” e la usano come scusa per potere sfogare l’odio latente più becero e aberrante insito dentro di loro. Dietro uno schermo ci si sente forti, potenti.
Anche questo è Internet.
Internet è un mezzo. Può essere usato per dare speranza o per toglierla. Per creare o per distruggere. Per amare o per odiare.
E non esiste il popolo del web, come non esistono gli italiani , i cinesi o gli americani se non come etichette indicanti una certa nazione di provenienza. Esistono tanti, singoli individui, con le loro individualità, le loro qualità e debolezze. E da qui possono nascere gruppi, più o meno vasti, di persone che possono lottare per una causa o per un’ideale e che possono insieme raggiungere risultati straordinari.
Il “popolo del web” non è fatto da persone come Shirin Ebadi.
Il “popolo del web” non è fatto dal pazzo che su YouTube annuncia il massacro in un college prima di compierlo. Magari un pazzo che, a modo suo, voleva un po’ di pace e che quella pace, sulla rete come nella vita vera, non l’ha trovata.
Diciamoci la verità: non è possibile che l’intenzione fosse davvero questa.
La “semplificazione” dell’interfaccia utente per impostare la riservatezza dei propri dati si rivela invece una complicazione diversa dalla precedente. Resta una videata ostica e di scarso significato immediato per l’utente con poca dimestichezza.
Inoltre, di base le impostazioni di privacy proposte sono a dir poco aggressive. Confermandole così come sono, tutto ciò che scriviamo finisce in rete, liberamente visibile da chiunque voglia farlo. Se è un cambiamento fatto per preservare le informazioni dell’utente, perché esporlo gratuitamente in questo modo?
E’ ovvio che l’utente poco attento non ha perso molto tempo a leggere le scritte di avvertimento e ha confermato in toto le impostazione date di default.
Infine, a dispetto della riservatezza dei dati, ora siamo obbligati a rendere libere informazioni che in precedenza potevano rimanere nascoste, come l’immagine del profilo, le pagine dei fan oppure la lista dei contatti.
La verità è che il buon Mark Zuckerberg vede nella nuova funzionalità di ricerca in tempo reale di Google una opportunità da non perdere. Inoltre, è anche un buon modo per andare a pestare i piedi a Twitter, che nonostante offra un servizio diverso, rimane un concorrente di primaria importanza per Facebook.
Se volete sapere come impostare al meglio la vostra privacy su Facebook vi rimando a questo link.
Voi che cosa ne pensate? Questa novità vi ha posto qualche difficoltà? Come avete impostato il vostro profilo?
Questo però non mi ha mai fatto sentire davvero un blogger. Finora ho scritto articoli “tecnici” o riguardanti prettamente la mia professione, anche se con qualche eccezione.
Per me un vero blogger deve lasciare anche qualcosa di suo. Raccontarsi. Dire la sua.
Non mi sembrava il caso di farlo dal mio sito professionale. Ecco quindi la necessità di distinguere queste due parti della mia personalità, questi due “cappelli”, quello del Coach e quello dell’Uomo.
Questo è uno dei motivi per cui è nato questo blog.
E oggi mi sento un po’ più blogger anch’io.
P.S.: a proposito di blogging, da buon blogger ho inserito il mio sito anche su Technorati, che mi richiede di inserire un codice all’interno di un post per verificare la mia identità. Per cui, caro Technorati, il codice del mio blog è:
Per chi non lo conoscesse in Italia, David Letterman è davvero un personaggio. Conduttore del Late Show, programma seguitissimo in America, sta riscuotendo sempre più simpatie anche da noi, da quando viene trasmesso il suo programma su Sky Uno.
Fra le tante sfaccettature di Letterman, è lampante la sua assoluta ritrosità alla tecnologia. In particolare, se la prende spesso con questa entità sconosciuta chiamata Twitter. Così, con questa scusa prende in giro in un colpo solo sé stesso e anche tutti i geek che invece con Twitter convivono quotidianamente (e mi includo tranquillamente tra questi).
Trovo divertentissimo lo scambio di idee avuto alcuni mesi fa sull’argomento con Kevin Spacey. Godetevi il video (con i sottotitoli in italiano).
Bene, ora il buon Letterman torna sull’argomento, essendosi finalmente attrezzato di una “Twitter Machine”, che gli permetterà di aumentare il suo numero di “followers”, che a lui sanno tanto da adepti di una setta.
Potete vedere la sua ultima prodezza qui. Buona visione.
"Un sassolino nello stagno: un modo per esprimere chi sono"
Chi Sono
Mi chiamo Leonardo, ho 30 anni e nella Vita faccio il Coach. Ho svariati interessi tra cui la crescita personale, le nuove tecnologie, viaggiare, i telefilm e molto altro ancora.
Se vuoi sapere qualcosa in più su di me guarda qui.