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Pensieri, Tecnologia

Perchè sono contrario al Nobel per la Pace a Internet

18.12.09 | 2 Commenti

Perchè sono contrario al Nobel per la Pace a Internet (Wired)
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Wired è una rivista che leggo volentieri. Giovane, al passo con le nuove tendenze e le nuove tecnologie e con uno sguardo rivolto al futuro. Non mi trovo sempre concorde con ciò che leggo, eppure è scritto in maniera non faziosa e aperta al dialogo.

Ora, Wired candida Internet per il Nobel per la pace.

Sono contrario. E vi spiego perché.

Internet è un mezzo di comunicazione e di aggregazione sociale potentissimo. Unisce, supera barriere e ideologie; ma, come ogni mezzo, l’utilizzo viene dato da chi è dietro lo schermo. Per cui, è altrettanto vero che Internet separa, impone barriere, impone ideologie.

Sono molti gli esempi, dall’Iran alla Cina, in cui la rete ricopre un ruolo di primaria importanza per la lotta per la Libertà. Ed è altrettanto vero che chi è contro la Libertà utilizza lo stesso mezzo per limitarla, per sopprimerla, per punire chi ha scritto o mostrato qualcosa di troppo al mondo.

Abbiamo visto tutti ciò che è accaduto dopo l’aggressione al Presidente del Consiglio: la nascita indiscriminata di gruppi inneggianti l’odio e la violenza. Perché se è vero che grazie alla rete viene preservata la Libertà in tante situazioni, molti individui travisano la parola “libertà” e la usano come scusa per potere sfogare l’odio latente più becero e aberrante insito dentro di loro. Dietro uno schermo ci si sente forti, potenti.

Anche questo è Internet.

Internet è un mezzo. Può essere usato per dare speranza o per toglierla. Per creare o per distruggere. Per amare o per odiare.

E non esiste il popolo del web, come non esistono gli italiani , i cinesi o gli americani se non come etichette indicanti una certa nazione di provenienza. Esistono tanti, singoli individui, con le loro individualità, le loro qualità e debolezze. E da qui possono nascere gruppi, più o meno vasti, di persone che possono lottare per una causa o per un’ideale e che possono insieme raggiungere risultati straordinari.

Il “popolo del web” non è fatto da persone come Shirin Ebadi.

Il “popolo del web” non è fatto dal pazzo che su YouTube annuncia il massacro in un college prima di compierlo. Magari un pazzo che, a modo suo, voleva un po’ di pace e che quella pace, sulla rete come nella vita vera, non l’ha trovata.

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