Tutti i giornali di oggi scelgono foto bellissime, spettacolari, per celebrare l’inaugurazione della “Burj Khalifa“, la torre di Dubai che misura 828 metri, la più alta del mondo, che supera di oltre 300 metri la torre di Taiwan, Taipei 101 (ferma a quota 501).
Una prova di forza, ottava meraviglia del mondo, orgoglio per gli Emirati Arabi Uniti.
Forse è anche bene ricordare che, allargando il punto di vista, la visione che si ha è quella che potete vedere nella foto di questo post.
Dubai è un paradiso. Un paradiso creato a forza dall’uomo. Una città nata dal nulla. Moderna. Lussuosa. Ricca.
“Poveri sì, ma ricchi” diceva Renato Pozzetto in un film. Qui è l’esatto opposto. Ricchi sì, ma poveri. Poveri perché lo spettro della bolla finanziaria di solo qualche settimana fa non è affatto sventato. E il vero rischio è che la foto che vedete sopra rifletta davvero la realtà: una torre maestosa in mezzo al deserto.
Ma la voglia di prevalere, di dominio, non si ferma qui. Nel Bahrain c’è già un progetto per costruire un grattacielo di oltre 1000 metri, che offuscherebbe ben presto l’immagine della Dubai tower.
Una corsa al dominio dei cieli che ricorda quella USA vs. URSS per la conquista dello spazio. Una corsa per dimostrare qual’è l’economia più forte, il posto giusto per dirottare soldi, fare investimenti. Nuove opportunità che lasciano trasparire anche nuovi rischi. Il rischio che, dopo la bolla di internet e la crisi mondiale, ci possa essere una nuova bolla che riguardi proprio i mercati emergenti che si trovano in Asia.
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